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I Patrimoni Immateriali italiani Unesco – L’Opera dei Pupi Siciliani

di Natalia Parisella

L’Italia è il Paese con più patrimoni dell’umanità dell’Unesco: ben 58.  ma cosa sono i patrimoni immateriali dell’Unesco? In Italia inoltre abbiamo anche 15 patrimoni immateriali dell’umanità Unesco, che – come si legge sul sito ufficiale – ha tra i suoi obiettivi prioritari anche la trasmissione del patrimonio culturale immateriale fra le generazioni.

La “Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale” (2003, ratificata dall’Italia nel 2007) ha previsto all’uopo una serie di procedure per l’identificazione, la documentazione, la preservazione, la protezione, la promozione e la valorizzazione del “bene culturale immateriale”.

Si tratta di tradizioni antiche e preziose, la cui importanza risiede proprio nella ricchezza di conoscenza e competenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra. Per diventare “Patrimonio immateriale Unesco” un bene deve avere alcune caratteristiche ben precise: la trasmissione di generazione in generazione, appunto, ma anche la capacità di essere ricreato dalle comunità locali nella storia, in modo tale da essere motore di un senso di appartenenza sociale e culturale. Il bene inoltre deve promuovere il rispetto per le diversità culturali e per la creatività umana e diffondere l’osservanza del rispetto dei diritti umani e della sostenibilità dello sviluppo di ciascun paese.

Quali sono i patrimoni immateriali dell’Unesco in Italia

  1. Il Canto a tenore sardo
    Inserito dal 2008, è il celebre canto politonico dai suoni bassi e caratteristici, tradizionalmente eseguito da un gruppo di quattro uomini che usano quattro diverse voci chiamate “bassu, contra, boche e mesu boche”.
  2. La Dieta Mediterranea
    Tra i beni immateriali Unesco dal novembre 2010. Si tratta di un riconoscimento trans-nazionale, che oltre all’Italia coinvolge inizialmente anche Spagna, Grecia e Marocco e dal 2013 Cipro, Croazia e Portogallo.
  3. Il Saper fare liutario di Cremona
    Nel 2012, inserita l’arte dei liutai di Cremona, artigiani specializzati che costruiscono meravigliosi strumenti in legno, senza mai utilizzare materiali industriali o semi industriali.
  4. Le Feste delle Grandi Macchine a spalla
    Comprendono tutte quelle processioni i cattoliche che prevedono strutture da portare a spalla, con particolare attenzione per La Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi, la Faradda dei Candelieri di Sassari e il trasporto della Macchina di Santa Rosa a Viterbo.
  5. La Vite ad alberello di Pantelleria
    Dal 2014: è la tradizionale coltivazione pantesca della vite ad alberello, praticata da piccoli agricoltori locali.
  6. La Falconeria
    Dal 2016, l’arte della falconeria viene riconosciuta come elemento transnazionale dei seguenti Paesi: Emirati Arabi, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Kazakhistan, Repubblica di Corea, Mongolia, Marocco, Pakistan, Portogallo, Qatar, Arabia Saudita, Spagna, Repubblica Araba di Siria. Dal 2021 si sono aggiunti Croazia, Irlanda, Kirghizistan, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia.
  7. L’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano
    La pizza napoletana, o meglio l’arte di prepararla, riconosciuta nel 2017.
  8. L’Arte dei muretti a secco
    Le tipiche costruzioni in pietra, diffuse per lo più al Centro e al Sud Italia, realizzate accatastando le pietre una sopra l’altra senza usare altri materiali se non, a volte, la terra secca. Nel 2018 entrano tra i Patrimoni Immateriali come elemento transnazionale di otto Paesi: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera.
  9. La Perdonanza Celestiniana
    Dal 1294 – anno in cui papa Celestino V la istituì – all’Aquila il 28 e il 29 agosto si tiene il rito della Perdonanza Celestiniana: un momento scandito da momenti ben precisi che si svolgono nell’arco di due settimane e iniziano il 16 agosto con il “Cammino del perdono” e terminano all’Aquila con il “Corteo della Bolla”, nelle vie del centro storico.
  10. L’Alpinismo                                                                                                                                                             Inserito nel 2018 come Patrimonio immateriale di Italia, Svizzera e Francia.
  11. La transumanza
    Migrazione di bestie lungo i “tratturi”, vie erbose percorse avanti e indietro per secoli. Inserita nel 2019.
  12. L’arte delle perle di vetro
    Riconoscimento avvenuto nel 2020, transnazionale tra Italia (col polo di Venezia ed Isole) e Francia (Parigi).
  13. L’arte musicale dei suonatori di corno da caccia
    Dal 2021, frutto di una candidatura transnazionale che comprende anche Belgio, Francia, Lussemburgo. In Italia i suonatori si concentrano in due regioni, Piemonte e Alto Adige: in Piemonte un gruppo denominato “Equipaggio della Regia Venaria”, nel territorio di Torino, è composto da 13 suonatori; in provincia di Bolzano (Alto Adige/Südtirol) sono attivi 31 gruppi bilingui (italiano/tedesco), che contano 280 suonatori.
  14. La cerca e la cavatura del tartufo
    Un lavoro antico, tradizionale, con luoghi e tecniche segreti dei tartufai.
  15. L’Opera dei Pupi siciliani: primo Patrimonio immateriale Unesco italiano (2008)

Ma il primo Patrimonio immateriale riconosciuto dall’Unesco è stato il teatro delle marionette tradizionale siciliano. Nato all’inizio del XIX secolo, è universalmente conosciuto come spettacolo che racconta storie, favole e racconti cavallereschi; i cui dialoghi sono quasi sempre improvvisati dai burattinai, e si basano soprattutto, appunto, sulla letteratura cavalleresca medievale, sui poemi italiani del Rinascimento, sulle vite dei santi e sui racconti di banditi.

Le figure più note sono: Orlando, Rinaldo, Angelica, Gano di Maganza, i Saracini (saraceni), Rodomonte, Mambrino, Ferraù, Agramante, Marsilio e Agricane.

Dalla metà dell’800 l’opera dei pupi si diffuse in tutta l’isola, andando in scena in piccoli teatri o all’aperto nelle piazze.

In passato le rappresentazioni, popolari e seguitissime soprattutto dalle classi lavoratrici locali, hanno molto influenzato il pubblico e hanno fornito spesso anche occasione di rivendicazioni sociali. Dopo il boom economico degli anni ’50, questa tradizione teatrale è andata via via indebolendosi, riprendendo molti anni dopo, grazie anche all’abnegazione delle tenaci famiglie di Pupari che ne hanno impedito la scomparsa, e al turismo.

Le principali scuole di pupi siciliani sono quelle di Palermo e Catania, i cui burattini vengono costruiti e dipinti con metodi tradizionali; in legno, metallo sbalzato per le armature, cartapesta, stoffe.

Ma anche altre città siciliane vantano la presenza di tradizioni pupare locali.
Una tra queste è quella di Siracusa che ospita in Ortigia un delizioso teatrino, e poco lontano un bel Museo dei Pupi.

La “magia” degli spettacoli e il museo

Appassionata realizzatrice fin da bambina di teatrini, quinte, burattini fatti coi più improbabili materiali reperiti in casa, oltre alla classica argilla modellabile ecc., un recente viaggio in Sicilia proprio a Siracusa e dintorni, mi ha regalato la gioia del mio primo spettacolo di Pupi!

Dai costumi nuovissimi e preziosi. Belle le scenografie, gli effetti luce (frutto dell’avanzare delle tecnologie!), i dialoghi, e il ritmo…

Ebbene sì, sono stata conquistata quasi ipnotizzata dal ritmo sonoro della scena: quello delle armi duellanti cadenzate, delle voci concitate con frasi reiterate, accompagnate dai movimenti delle marionette che i davvero abili ed entusiasti giovani pupari rendevano anch’essi ritmici. Una sorta di danza accompagnata da un battere di tamburo!

Mi son talmente entusiasmata che, dopo un’interessante conversazione coi Pupari, nel post spettacolo, ho deciso di visitare il giorno successivo il loro Museo: e…che meraviglia! Oltre alle marionette antiche e alle “macchine di scena”, scenografie e nuovi personaggi, esposti con cura e passione!

Continuerò sicuramente a visitare la Sicilia…e non mi perderò gli altri Teatri di Pupi!!!