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State fermi. Non vi muovete. State zitti e buoni, come direbbero i Maneskin, che tra l’altro si pronuncerebbero “moneskìn”. Non muovete niente, tenete il flusso. La Ferrari ha vinto due gran premi di seguito, qualsiasi movimento potrebbe essere fatale per fermare l’energia positiva e condurre all’errore il Cavallino. Domenica passata era successa una situazione che forse mai si era vista: la prima shitstorm per uno sportivo che vince.

Carlos Sainz jr, 27 anni, festeggia la vittoria al Gran Premio di Gran Bretagna

L’ha ricevuta Carlos Sainz. Vostro onore, l’assistito è stato ricoperto di guano per aver osato vincere un gran premio. Sì, vostro onore, Sainz viene pagato per vincere dei gran premi e viene celebrato per il suo talento dai suoi tifosi, ma se arriva primo lo bersagliano peggio di Donnarumma. Tra l’altro tutto questo in mondo leggermente competitivo, dove un pilota dice che proverà ad arrivare primo anche se guida un Apecar pieno di anguria (citazione dotta). Il motivo è aver ostacolato il compagno di scuderia Charles Leclerc.

Il team principal Mattia Binotto a colloquio con Charles Leclerc dopo il Gran Premio vinto da Carlos Sainz

Il predestinato, così come viene soprannominato, non è sembrato così predestinato, visto che, informandoci un po’, sembra che dal box qualche errore ci sia stato ed abbia limitato la sua prestazione. Team principal della scuderia è Mattia Binotto, di cui, al di là dell’opinione che si può avere, ha il merito di essersi immerso in uno dei momenti più difficili della Rossa degli ultimi 30 anni, tra limitazioni legate ai regolamenti, dominio di Mercedes e Red Bull e, soprattutto, la spassosa imitazione di Maurizio Crozza.

Eravamo tutti pronti a vedere Leclerc che lanciava dardi, scudi e chissà cos’altro, tipo Signore degli Anelli. Invece no, il 24enne si limita a fare i complimenti a Sainz ed a stemperare i toni. Il suo volto, i suoi occhi, però, parlano e si vede chiaramente che dentro di sé ha la lava dell’Etna. C’è addirittura chi si domanda se sia meglio per il monegasco andarsene da qualche altra parte. Intanto molti altri iniziano, sempre di più, a chiamarlo Gilles Leclerc, ricordando Villeneuve senior. Onestamente non sono d’accordo. Schumacher era Michael, Senna era Ayrton, Alonso era Fernando e Leclerc deve essere Charles.

Solo il fatto di essere un monegasco che decide di affacciarsi alla Formula 1, dopo aver deciso di intraprendere questa carriera sulla scorta di un gran premio che si svolge in un circuito della Polistil. C’è chi ha paragonato questo circuito ad un elefante che entra in un negozio di cristalli, ma non trovo l’autore di tale pensiero. Oppure fare il Giro d’Italia tra i caruggi liguri. Ma arriviamo al gran premio d’Austria, in casa dei rivali della Red Bull.

Leclerc è stato vice campione europeo e mondiale nel kart, poi è passato alla Renault e quindi alla Ferrari

E sugli spalti l’ondata è tutta arancione, con i numerosi tifosi di Verstappen, che aprono fumogeni come pacchetti di patatine. La corsa si presenta subito interessante, tra scontri gomma contro gomma e commentatori che provano a indovinare il numero dei pit stop delle varie scuderie, ma senza successo. Leclerc è secondo, ma una staccata da urlo gli permette di superare Verstappen. È quello che deve fare la Ferrari, approfittare di ogni momento di appannamento di Max e di Louis Hamilton per tornare ad essere grande. Ce n’è bisogno, dopo due anni di soddisfazioni arrivate solo a grandi prove del predestinato. Leclerc è primo, Sainz secondo, i pit stop vanno bene.

Continuo a rimanere fermo, nella speranza che il flusso si mantenga vivo e permetta alla Rossa di andare a dama. Ma forse non è proprio così, forse ho sbagliato. Sainz sente qualcosa che non va, accosta e capisce che le sue speranze sono finite. Lo spagnolo rimane lì a farsi trasportare dalla delusione, tutto questo mentre le fiamme lo stanno letteralmente raggiungendo. Un balzo felino di quelli che piacciono agli amanti dei film d’azione lo riconsegna sano e salvo.

Leclerc a bordo della Ferrari F1-75, l’auto utilizzata per il Mondiale 2022

Va bè, con Sainz è andata male, ma almeno la parentesi sfiga l’abbiamo messa alle spalle: Leclerc primo e sto, giusto? Tutto bene fin quando ascoltiamo un team radio. Si sente Charles, che, con voce molto preoccupata, dice di avere problemi col pedale dell’acceleratore. I tifosi ferraristi prendono in mano il calendario e non per leggere a che giorno del mese siamo arrivati. Ciò che preoccupa ancora di più e che dall’altra parte nessuno risponde. O perlomeno, presumo che la risposta non ce l’abbiano fatta ascoltare. Ma vallo a capire mentre Verstappen si porta a due secondi di distacco. Leclerc torna a lamentarsi.

In quel momento l’Italia intera vorrebbe prendere quel maledetto microfono in mano e rassicurarlo, come un figlio che sta per partire in guerra. Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Lo stress ti domina? Il lavoro ti sconvolge? Ti tuffi a pesce nei problemi della vita? Niente yoga, niente training autogeno, niente chakra o Feng Shui. Si va tutti a lezione dal dottor Charles Leclerc, altro che **inserire nome vostro medico preferito**.