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Un disco prezioso questo “Miles to go”, un cucito pregiato di nuovi suoni e nuovi modi a celebrare il grande Miles Davis. Un collettivo di 8 giovani firme del jazz contemporaneo, i Carovana Tabù, che tornano a collaborare con il grande Fabrizio Bosso per un disco che, com’è ovvio che sia viste le radici, esplora la contaminazione in ogni direzione, dal pop al rock restituendo al tutto un concetto alto di “fusion”. Il disco si chiude anche con 3 composizioni inedite ispirate questa volta dai quadri del grande trombettista americano. Indaghiamo da vicino spulciando il lato spirituale del suono e della composizione…

Nuovo disco, nuovo momento di incontro e per questo disco non solo grandi omaggi ma anche brani inediti: un bisogno naturale o sono soltanto esperimenti?
Alla base di qualsiasi progetto musicale, più in generale artistico, risiede una necessità di espressione. Dunque sì, un bisogno naturale svolto in maniera di certo sperimentale. Anche perché ogni volta in cui si crea qualcosa da zero si tende a volgere per nuove strade, almeno nei Carovana e nel nostro genere musicale che è radicalizzato in questo concetto. Sono i nostri primi inediti e l’unica maniera per disegnare un qualcosa di personale è stata quella di “osare”, non avendo prerogative da rispettare o schemi imposti.

E quanto questi inediti hanno risentito del suono e della musica di Miles Davis?
Il Miles dell’ultimo periodo, quello sperimentale ed elettronico per intenderci, ha certamente avuto risalto nella nostra musica. Certamente però per l’intero disco abbiamo voluto esprimere il nostro sound (o quantomeno ci abbiamo provato!) cercando un qualcosa di non imposto e di non ascoltato già. Non ci sentiamo certamente unici, sia chiaro, ma più che riferirci al sound di un unico artista, che sia esso Miles, ci siamo ispirati ai nostri background d’ascolto, ponendo così in un ruolo principale noi stessi e rendendo un più che personale omaggio a Miles Davis. Abbiamo chiarito spesso di venire ognuno da ambiti, ascolti e generi diversi. Cerchiamo dunque di trasformare questa eterogeneità in una qualità a marchio sonoro riconoscibile “Carovana Tabù”. Negli inediti questa prassi è sfociata totalmente in libertà espressiva, anche se per il tipo di “traduzione” degli standard nella suite al di fuori degli inediti, ci sentiamo in cuor nostro di aver trattato ogni singolo brano dell’album come un originale Carovana. Sarà anche appropriazione indebita, ma fa parte del gioco, no?

Anche con il precedente “Point of View” vi siete dedicati ad omaggiate grandi. Ecco per voi cosa significa invece dare nuovi arrangiamenti a brani celebri?
Pochi sanno che la parola “Tabù” sta ad indicare proprio la voglia di sfatare i tabù musicali, andando a colpire proprio quello che in molti definirebbero intoccabile… È stato un punto di lavoro fermo all’inizio del nostro rapporto. Ed oggi l’abbiamo svelato! In ogni caso come per tutti, crediamo, all’inizio è solo una “scusa” di repertorio per poter suonare insieme, in attesa di maturare per poter proporre la propria musica inedita ed originale. Chiaro che non ci saremmo mai accontentati di fare cover fedeli, abbiamo sempre voluto mettere tanto del nostro. È inoltre un modo di omaggiare artisti che ci hanno emozionato e continuano a farlo.

Con Fabrizio Bosso sta nascendo una collaborazione davvero interessante: che sia preso una parte integrante del vostro suono?
Ecco, Fabrizio invece è unico nel suo genere. Non siamo certamente i primi a dirlo e non stiamo “sviolinando” a casaccio o per piaggeria. Lui è riuscito ad entrare nel mood e nel nostro ambiente (non solo musicale) come solo i grandi artisti sanno fare. Di certo non stiamo dicendo di averlo messo alla prova, non ce ne sarebbe mai stato il bisogno o l’intenzione! Essenzialmente il nostro sound in “Miles To Go” ha risentito molto della sua tromba, dato che ogni arrangiamento è stato pensato da Stefano con l’idea di avere Fabrizio come solista. Non è stato dunque aggiunto a posteriori, per intenderci. Sin dalle prime sessioni di Point Of View abbiamo avuto sintonia con lui. Ha poi accettato di essere totalmente dentro “Miles To Go” come solista e ci ha fatto enormemente piacere a conferma di ciò che di bello c’è stato nei due brani del disco precedente. Se poi quando si pensa ai Carovana Tabù e al loro sound vi si lega idealmente la tromba di Fabrizio, non può che farci immensamente piacere. Aver azzeccato il tipo di collaborazione e il messaggio che arriva all’ascoltatore ci rende orgogliosi e felici.

Un tempo il jazz era il pop di tutti i giorni. Oggi è quasi paragonata alla “musica colta”. Se poi prende derive anche di rock e di fusion diciamo che la faccenda si complica. Esiste dunque ancora una fetta di pubblico capace e amante di una musica così impegnativa secondo voi?
Siamo tutti consapevoli di aver a che fare con una musica di non facile ascolto. Il segreto in parte è nel renderla maneggevole all’orecchio di tutti. Ci si prova, ma alla fine prevale la propria espressività. Fare i conti con la commerciabilità di un prodotto musicale non è sempre sbagliato, certo, ma presuppone ragionamenti di diverso tipo che almeno per ora non hanno fatto parte dei Carovana Tabù per ovvi motivi. Esiste gente che sa apprezzare la fusion, che ormai ha raggiunto livelli di “fusione” disorientanti (e ben venga). L’educazione musicale alla base in questi tempi risulta misera, purtroppo. La musica commerciale pop che non disdegniamo e che è alla portata di tutti, fungeva una volta da finestra su un mondo musicale di maggior spessore e significato. Adesso risulta spesso fine a se stessa e tra l’altro sempre più intrisa di messaggi fuorvianti. Confidiamo però in una maggiore “selezione” di pubblico più interessato, per un effetto paradossale. In generale siamo disposti a giungere a compromessi, certo, pur rimanendo “Carovani”.