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Presentato in Parlamento il film di Caterina ShulhaInsultati. Bielorussia.

di Ester Campese

E’ stato presentato in Parlamento il film di Caterina ShulhaInsultati. Bielorussia. Uno spazio che per antonomasia è il luogo della democrazia come hanno sottolineato, portando il proprio saluto istituzionale, sia la Vice Presidente della Camera dei Deputati Anna Ascani che dall’On. Andrea Casu che segue la tematica sentitamente.

In aula anche diversi parlamentari dell’intergruppo “Amici del popolo Bielorusso” e una nutrita schiera di rappresentanti Bielorusse, tutte donne.

Chapeau dunque alla forza di queste combattive donne che con tenacia, pacificamente, fanno un’opera constante di denuncia di quella che è la grave situazione politica nel loro Paese.

Un film di denuncia che coincide con l’esordio come regista di Caterina Shulha proprio con questo lungometraggio. Un film potente, che prende e trascina in una realtà violenta che noi, da questa parte dell’Europa potremmo pensare lontana, ma anche i fatti pandemici ci hanno invece insegnato che ogni cosa che accade nel mondo ci riguarda molto da vicino.

Il popolo Bielorusso si è trovato di fronte a un sopruso quello delle elezioni dell’agosto del 2020 dove le diffuse accuse di manipolazione dei risultati elettorali videro l’elezione di Lukašenko per la sesta volta al potere e furono causa di grandi proteste, seppur pacifiche. Il popolo infatti riconosceva come Presidente eletta Svetlána Tichanóvskaja, candidatasi dopo l’arresto del marito. Dopo tante minacce ai figli e al marito stesso e dopo tanti soprusi la Presidente eletta dovette fuggire in Lituania. Le proteste del popolo Bielorusso intanto impazzavano e furono, e purtroppo ancora oggi lo sono, represse dal dittatore con l’arresto dei dissidenti.

Un film “asciutto” e diretto come è diretta la crudeltà quando l’essere umano non governa più se stesso perdendo il senso di quei valori umani e morali come la libertà, il rispetto, l’etica. Valori che vanno preservati ovunque nel mondo anche perché in tempi come quelli attuali, in cui viviamo con una tale velocità, diritti che ci appaiono “scontati”, consolidati, se non protetti potrebbero in poco tempo essere invece perduti.

Un film che non può e non deve lasciare indifferenti tanta è la forza della sua verità e del messaggio che porta con sé. Brani che raccontano il dolore delle persone trattenute nelle carceri. Dolore che trova risposta nelle menti e cuori di artisti, giornalisti, scrittori, attori che hanno la sola colpa di non essere “allineati” con il sistema e che rappresentano invece la vera forza e bellezza della Bielorussia.

Il film si basa sulla pièce teatrale dello sceneggiatore, drammaturgo e regista Andrej Kurejčik anche lui espatriato per sfuggire alla dittatura e all’arresto. Un tema molto partecipato sia da Caterina Shulha che da sua madre, essendo bielorusse. L’attrice e regista è infatti nata nel 1993 a Grodno e dal 2006 vive in Italia.

Lo straordinario cast, che ha aderito immeritamente al progetto riconoscendone la validità, è composto da sette professionisti quali Stefano Fresi nei panni di Lukašenko, Ambra Angiolini interprete della Presidente eletta Svetlána Tichanóvskaja. E ancora Luca Argentero, Ivano De Matteo, Giacomo Ferrara, Carla Signoris e la stessa Caterina Shulha.

La Produzione è della Dakota Film Lab. Sceneggiatura / Screenplay: Andrej Kurejčik. Fotografia, montaggio / Photography, editing: Donato Sileo. Suono / Sound: Boris Riccardo D’Agostino.
Traduzione in italiano di Giulia Dossi. Locandina e immagini dei quadri/personaggi di coda Olga Silivancick.