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Marco Zanotti lo conosciamo bene come conosciamo quel concetto apolide e collettivo di pensare al suono e alla sua contaminazione. “Circles” è il quarto disco della sua Classica Orchestra Afrobeat, un lavoro che, come recita la press kit, più cooperativo, sostenibile, spirituale,
ispirato e basato sulla circolarità e l’up-cycle. Si torna alle radici, si torna all’uomo, dove anche il concetto di morte è un passaggio di circolarità. Ampie sfumature di jazz nella scrittura world. E poi nel brano “Ka munu munu” troviamo anche Rokia Traoré, una delle più importanti artiste africane contemporanee. Un disco ampio disponibile anche in vinile e che ovviamente non possiamo lasciare inesplorato.

Partiamo dalla grande voce di Rokia Traoré. Com’è accaduta questa connessione?
qualche anno fa avevo scritto un brano pensando proprio a lei, che è una delle mie artiste preferite, l’avevo intitolato “for Rokia”. Era solo strumentale perchè la linea vocale ed il testo solo lei avrebbe potuto scriverli. Tramite un amico che in passato ha collaborato con lei, Stefano Pilia, sono riuscito a farle avere il provino e immediatamente Rokia mi ha scritto entusiasta che le piaceva molto e che avrebbe scritto testo e melodia. Da quel momento ci siamo sentiti spesso ed è iniziata una bellissima collaborazione.

Una tracklist che combina scritture edite a brani di nuova composizione. L’amalgama finale è totale direi… nuove scritture e vecchi brani come hanno trovato questo punto di incontro? Se ha senso parlare di punto di incontro?
A parte il brano con Rokia Traore e un brano tradizionale degli Shona dello Zimbabwe che abbiamo arrangiato per orchestra, Circles è stato scritto ed arrangiato negli ultimi due anni, con l’idea di circolarità che è diventata il concept dell’album. Le composizioni sono mie, di Anna Palumbo, Francesco Giampaoli, Manuela Trombini, Francesco Guerri e Alberto Fiori, mentre gli arrangiamenti li ho curati personalmente io (insieme ai compositori), per dare una coesione al tutto.

E nello specifico le nuove scritture in che modo hanno trovato ispirazione? Che letteratura e che direzione culturale hanno seguito?
Oltre al leit motiv della circolarità sia in ambito prettamente musicale che filosofico, c’è una visione di un mondo futuro nel quale l’essere umano volge lo sguardo in alto, verso un modello di sviluppo più sostenibile e cooperativo, circolare, appunto.

La Classica Orchestra Afro Beat. Dentro questo 4 parole c’è un intero mondo. Esiste anche una dimensione europea? Magari dentro la parola “Classica”?
Certo, l’idea alla base di questo collettivo è proprio il dialogo tra la musica classica europea e le varie tradizioni musicali africane. In ogni album, a seconda del suo concept, decliniamo questo incontro modificando l’organico e la strumentazione. In questo ultimo lavoro ad esempio, oltre al clavicembalo, gli archi e i fiati, abbiamo inserito vari lamellofoni africani (mbira e sanza) e dei tamburi specifici (sabar e ngoma)

Dal vivo? State portanto nei teatri questo nuovo disco? E qui il discorso cade dentro le trame del collettivo di Mutonia…
Nella messa in scena ci avvaliamo per l’occasione di una collaborazione importante con due artisti della Mutoids Waste Company, Nikki Rifiutile che ha curato le scenografie e creato un’opera chiamata The Portal, e Lyle Doghead che ci ha prestato per il debutto al Ravenna Festival la sua opera “The flying eye”. Nel 2024 sono previste alcuni concerti, in fase di definizione, a cominciare da Bologna il 3 maggio! Segnatevi la data.