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Quando si dice che il pop ha lasciato il posto ad altro? O come quando si diceva che “il rock era morto”… sono dischi come questo che ci fanno capire quanto è viva e di buona salute la voglia delle nuove penne di fare un grandissimo pop d’autore, di suoni originali e moderni ma anche di scritture classiche nelle forme. Francesco Dal Poz torna con un nuovo disco dal titolo “Uno”, con la magistrale produzione di Roberto Visentin. Suona tanto bene, curato anche nei video, di una voce sicura soprattutto nelle dinamiche estese e nella scrittura melodica.

Quanta aria aperta e lunghe distese maggiori in questo disco. Ha senso chiederti qual è (se c’è) un centro di ispirazione? Una persona, un’immagine… un’esperienza…?
Sono tante le persone, tante le immagini e tante le esperienze che mi hanno ispirato durante la realizzazione dell’album “UNO”. Sono stati due anni pieni di bellezza e difficoltà, pregni di vita. Ho viaggiato in Uganda e Thailandia, ho lasciato andare mio nonno paterno a cui ero profondamente legato, ho preso parecchie porte in faccia, ho comprato casa, mi sono sposato. È mentre vivevo tutto questo che, avendo come principale musa ispiratrice mia moglie (è ancora stranissimo chiamarla così), ho scritto questo album.

E in perfetta contraddizione con la scrittura e col suono poi troviamo questa copertina: la reclusione, se stessi, un concetto di unità. Non sembrano ottimi presagi o sbaglio?
Il luogo in cui è stata scattata la foto per la copertina che mi vede seduto su un materasso, in un luogo semi-abbandonato, in penombra, rispecchia quella parte di vissuto un po’ pesante e difficile che ha caratterizzato in parte questo ultimo periodo; ma i raggi di sole che entrano dalla finestra alle mie spalle, la mia maglia che seppur sporca è comunque ancora bianca rappresentano tutto il bello vissuto in questi due anni.

 

In definitiva per te “Uno” cosa significa?
La parola “uno” sta a significare come mi sono sentito durante la scrittura di quest’album: uno fra tanti; ma esprime anche l’unicità come artista e come persona che sento di aver riscoperto mentre scrivevo ogni singolo pezzo che compone “UNO”, unicità che riscopro giorno per giorno in tutte le persone che incontro e che conosco.

A proposito di scoprire se stessi mi incuriosisce il titolo e penso che sia una bandiera concettuale del disco: “Cuore logico”. Esiste logica dietro un sentimento?
Cercare una logica dietro quello che sto provando, per me è una tentazione frequente. Una delle cose che sto imparando di più in questo periodo è quella di ascoltare quello che sto sentendo per capire chi sono davvero e cosa voglio da me stesso; allo stesso tempo diventa fondamentale usare la logica per farmi guidare saggiamente da questo sentire al fine di prendere le giuste scelte quotidiane e di vita.

– Il pop d’autore oggi: secondo te che vita sta vivendo? Secondo te che futuro avrà?
I numeri in Italia non danno il pop d’autore come favorito perché a superarlo ci sono principalmente la trap e il rap, soprattutto negli ascolti dei più giovani. Questo però non mi preoccupa, ma credo anzi che per me, come per tutti gli artisti del mio genere, questa sia un’opportunità per scoprire un nuovo modo di fare musica e di esprimersi; diventa quindi importante farsi influenzare con tutto ciò che si ritiene buono di quel mondo musicale. Per cercare di immaginare un futuro, mi piace dare un’occhiata al passato: da ormai decenni le tendenze statunitensi arrivano in Italia con un po’ di ritardo; la tendenza oltreoceano attuale sembra prediligere la melodia e l’armonia tipiche anche del pop d’autore italiano; il pensiero che mi viene quindi spontaneo è che a breve si vedrà nuovamente il ritorno della melodia come elemento centrale delle hit più ascoltate.