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di Annalisa Lo Monaco

Dal 2 al 4 novembre è andata in scena, nel Teatro di Tor Bella Monaca, la rappresentazione del monologo “Nell’ardore della nostra camera” dell’Ipatia Production.

Un testo di Massimo Sgorbani ottimamente interpretato da Donatella Busini e con la regia di Paolo Orlandelli.

Questo monologo, una vera e propria confessione liberatoria e dissacratoria, si svolge nella camera ardente dove un morto, un uomo, giace. Di fronte a lui in piedi, eretta e ferma, sta la sua vedova. Rigorosamente vestita di nero e con tanto di veletta a schermare un viso che, convenzione avrebbe voluto, fosse disfatto dal pianto.

La vedova, moglie frustrata e repressa, nonché madre, vomita al morto accuse e recriminazioni. Dalla frequentazione assidua dei casini, alle angherie subite da lei e dai figli.

Vessazioni di fronte alle quali non era costume, solo mezzo secolo fa ribellarsi. Quando un marito e padre padrone, poteva inferire, umiliare, avvilire. Ma è giunta finalmente l’ora di far uscire allo scoperto, sbugiardando e denunciandone la falsità, tutti i luoghi comuni sulla famiglia e sulla coppia. Niente è come sembra, tutto viene occultato pur di mantenere l’apparenza. Ma il patriarcato, annuncia l’amareggiata e istericamente ilare donna, è finito.

Il marito e padre, assai poco amato in vita, da morto sarà apprezzato per la vita libera che regalerà alla vedova e agli orfani. Una vita che, confessa la moglie, forse per il defunto sarebbe stata assai più lunga ma, a volte, bisogna dare un piccolo aiuto al destino e porre fine a sofferenze che possono diventare insopportabili. Per dirla coi latini, e potrebbe anche essere il sottotitolo della pièce, “Mors tua, vita mea”!

Scene di Georgia De’ Conno e Costumi di Patrizia Moretti. Foto di Andrea D’Errico. Ufficio Stampa Andrea Cavazzini.