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Si fa presto a dire musica…

di Emanuela Mari

Nell’ultimo articolo accennavo a come la musica e i suoni abbiano sempre e comunque effetto sul nostro organismo e sulle nostre emozioni. La musica, infatti, genera e muove energia, quindi “modifica”. A contatto con essa il nostro cervello viscerale (la sede delle emozioni) viene sollecitato, provocando situazioni nuove e diverse (positive o negative).

Il problema è che la nostra parte razionale non le comprende e spesso non le sa nemmeno riconoscere. Così, la nuova energia in circolazione – se non in armonia con il nostro ordine di natura – quasi sempre sfocia in atteggiamenti poco funzionali se non addirittura negativi. Ciò apre a due problematiche che gravano pesantemente sul sociale che attualmente viviamo. La prima, e più importante, è la scelta della musica da ascoltare nel quotidiano. Potrebbe sembrare sciocco o futile, in realtà la maggior parte della musica moderna non è per noi fisiologica e, di conseguenza, non porta effetti positivi. Il secondo, più circoscritto e specifico in quanto relativo alla musicoterapia, è il rischio di somministrare al paziente (certamente in buona fede) suoni e musiche ad effetto patologizzante.

Di quest’ultimo aspetto ho già trattato nell’articolo precedente. Questa volta vorrei invece scrivere riguardo alla prima delle due problematiche sopra accennate, ovvero l’importanza di selezionare la musica che ci apprestiamo ad ascoltare. Nella vita di oggi, brani musicali di ogni genere ci accompagnano praticamente 24 ore su 24 rappresentando, di conseguenza, un discorso piuttosto importante del nostro vivere.

Tutti sappiamo che musica e suoni vengono utilizzati a fini terapeutici – o comunque predisponenti a certi stati psicologici – sin da tempi antichissimi.

Nell’antica civiltà cinese (2000 anni a.C.), si affermava che la stabilità dell’Impero era data anche dalla corretta scelta di musiche da offrire al popolo. Un noto proverbio cinese dice: “Se vuoi sapere se un Paese è ben governato, ascolta la sua musica”.

In Occidente Platone e Aristotele avevano compiuto studi sugli effetti della musica sull’uomo descrivendo stati di estasi, tranquillità, o di emotività incontrollabile.  Anche Socrate sosteneva che talune melodie avessero potere di scatenare reazioni non spontanee e pericolose.

Il mondo di oggi, invece, si mostra assai superficiale nel non considerare minimamente gli effetti della musica sugli esseri umani. Non è affatto vero (come è luogo comune) che basta che sia musica perché faccia bene, a tutti e comunque. Nella maniera più assoluta! Tanto più che i disturbi diffusi e sempre più marcati del nostro mondo sociale, non garantiscono certo che si produca musica “sana” (o quantomeno fisiologica), tutt’altro…

Non dobbiamo dimenticare che il nostro corpo obbedisce da millenni (per fortuna) a leggi perfette e categoriche della Vita. Il fatto che l’uomo con la sua razionalità sia convinto di costruire progresso mediante condotte estranee al progetto base che lo sostiene, non significa che si tratti effettivamente di progresso. Sempre che con questa parola si voglia ancora intendere il miglioramento della condizione generale (compresa la salute) dell’essere umano e dell’ambiente. E non significa nemmeno che il mondo della Vita, a cui siamo imprescindibilmente agganciati, la pensi come noi.

Di fatto la musica attuale è, dal punto di vista del progetto-vita, quasi tutta non buona. In una parola, fa male. E come nutrirsi di cibo non sano, alla lunga tossico per il nostro organismo. La cosa strana è che di alimentazione corretta si parla, di musica “igienica” no. Questo è il problema.

La nostra musica, poco conforme ai parametri biologici, sicuramente rischia (e lo è effettivamente) di rivelarsi come un pericoloso mezzo patologizzante. Tanto più che, generalmente, essa viene da noi ascoltata in condizione di “fiduciosa apertura” (anche di questo ho scritto nell’articolo precedente) perché convinti che ci faccia bene.

Su quali basi scrivo questo?

Intorno agli anni 70-80 (quindi in tempi abbastanza recenti), sono stati effettuati studi su alcuni giovani (dai 18 ai 24 anni) cui sono state fatte ascoltare musiche di interpreti contemporanei famosi, appartenenti a vari generi musicali, compresa la musica classica colta. Dopo, si sono ovviamente constatati i conseguenti cambiamenti emozionali. Accanto a calma, benessere e pace, sono stati, ahimè, verificati effetti che favorivano aggressività, tendenze suicide, dipendenze di droghe.

Scientificamente parlando, come ho già esplicitato, nel nostro corpo l’organo specifico alla ricezione dei suoni è l’orecchio ma, in realtà, tutto l’organismo riceve, tutto. Se perciò si viene in contatto con musiche dannose in atteggiamento di ricezione aperta, la natura prima resiste, si chiude per difesa. Se però lo stimolo esterno negativo persiste, salta l’organo e vengono distrutte le cellule (quelle presenti nella della coclea, nell’orecchio interno, per capirci), esattamente come saltano i chip quando immettiamo frequenze di tensione elettrica troppo alta in un apparecchio. L’identico principio accade a livello neurologico. Assistiamo perciò, ad una massa di giovani (e non solo) divenuti sordi, oltreché nell’udito, anche nell’estetica musicale. Si ascolta musica per il 90 per cento completamente distonica all’ordine di natura. I volumi sono sempre troppo alti perché si à persa la sensibilità del pianissimo, del delicato. Si è altresì perduto completamente il senso spirituale della musica.

Questo non è stupido sentimentalismo, la musica è essenzialmente un fatto psichico e non saperne cogliere l’essenza è davvero preoccupante.  Stiamo messi male, molto male, purtroppo. Come possiamo difenderci da questo scriteriato utilizzo di quella che nel periodo romantico veniva considerata l’arte per eccellenza?

Intanto cominciamo a fare caso quando una musica ci dà fastidio. A partire dai volumi troppo alti, ad esempio. Io, ormai, sono diventata famosa per chiedere puntualmente in negozi o ristoranti, ove sosto per un po’, che la musica si abbassi. Fa presenza? Diviene invadente? Ecco il  segnale di allarme. Ogni volta che un suono o una musica vi disturba, notatelo, imparate a non sorvolare e, possibilmente, provvedete. E insegnatelo ai bambini e ai ragazzi. Quelli sono i primi segni del corpo che avvisa che quella roba per lui non va bene. Reagite in qualche modo o, almeno, chiudete i recettori coscienti e volontari, in modo che resti un fenomeno esterno, e non entri. Tutto sommato sono modalità di proporre musica imposte dalla moda, non scelte liberamente da noi.

Gli squilibri sempre più numerosi e diversificati delle persone, sono anche a causa dei rumori eccessivi e di ciò che definiamo musica ma che per il corpo è distruzione dei recettori acustici più raffinati. Non è opinione, ma fisiologia. Prendiamone atto ed iniziamo a costruire una nuova cultura in merito. Urgentemente!