È sempre puntuale il suono digitale di Ninaif, al secolo Veronica Marchese, sempre non solo un contorno anche se in questo nuovo singolo sposa soluzioni decisamente più lineari e “pop”. Si intitola “Aprile”, lo troviamo ovviamente su tutti i canali digitali. La storia di Piera, della violenza che non solo subisce ma si porta dentro, del concime di vita che questa significa… in tutto questo mondo parallelo, vogliamo sempre trovarci rinascita e resistenza. Di sicuro, il suono non è di sola resilienza…

Un nuovo singolo che pone l’accento sul processo che lascia nel silenzio una vittima di violenza. Il buio che si vive. Secondo te perché spesso si interiorizza tutto?
Per solitudine, per paura, per vergogna, perché spesso ancora troppe volte è la vittima a dover dare spiegazioni ed è costretta a rivivere pubblicamente il trauma. A volte, purtroppo, viene anche normalizzato il comportamento disfunzionale e violento. Questa mancanza di empatia credo che sia la base fondante della tendenza ad interiorizzare e tacere.

Cosa invece può spingere alla denuncia?
Fiducia nelle istituzioni, certezza della pena, la sicurezza di non rimanere sole e di non essere giudicate o colpevolizzate per ciò che si subisce. Prendere coscienza e consapevolezza che la violenza, in ognuna delle sue forme, non è mai amore nè può essere mai legittimata e sapere di poter avere un aiuto concreto sicuramente può fare la differenza.

Ed una tua personale soluzione al problema?
La prima cosa credo sia la sensibilizzazione, ritengo sia profondamente rilevante parlare con i ragazzi, con i più giovani, inserendo un progetto di educazione emoziotiva nelle scuole per fare in modo che la cultura patriarcale inizi a sradicarsi.

Domanda ahimè potenzialmente invadente: come donna come hai mai vissuto qualche tipo di violenza? E come artista?
Ognuno di noi ha il suo modo per raccontarsi, il mio è la musica e mi limito a questo per ora.

Tornando al brano: ispirazioni per il suono? Cosa hai voluto ricercare?
Nel suono ho cercato in parte la leggerezza che penso sia utile accostare ad un tema così importante perché la musica vuole contenuti ma anche il modo giusto per percepirli. In questa leggerezza, però, ho desiderato ci fosse anche la sinuosità, che penso sia donna, e quella nota bassa un po’ cupa ed incalzante che entrasse in empatia con il momento del brano in cui volevo esprimere il desiderio di fuga e di paura. Non è stato semplice unire il tutto e per il risultato raggiunto devo ancora dire grazie alla produzione artistica di Paolo De Stefani, che ha curato il sound nei dettagli e nel rispetto del sentiment del pezzo.