Ormai siamo tutti sovrani, tutti allenatori di calcio, generali di guerra e virologi risolutori di pandemia. Ormai siamo tutto quel che vogliamo… e non basterebbero “tasche generose o rare” ma anche un vizio di forma alla normalità: dovremmo farci più domande e darci meno risposte. E potremmo continuare a lungo con questa critica sociale. Lo ha fatto Luca Maciacchini, maestro in carriera della “loggia  massonica” di chi fa teatro canzone sul serio, e lo fa sfoggiando una bella canzone d’autore in forma “comica” (e non solo perché quando i toni si impegnano la serietà non scherza), di follie gaberiane, di occhiali buffi ma anche restituendo libertà alla parola ben scelta. Un suono solido questo nuovo disco dal titolo “La farmacia potrebbe anche non esserci”, un suono anche fin troppo “pop” degno di qualsiasi rotazione radiofonica. Ma parliamone da vicino direi…

La farmacia oggi… potrebbe non esserci perché al suo posto c’è l’EGO?
Assolutamente sì. Un EGO che porta a ritenersi tali da non aver bisogno di alcun aiuto da nessuno, nemmeno degli esperti di materie che ignoriamo ma che in alcuni casi è indispensabile ascoltare

E tu sei immune da tutto questo?
Non ne sono sicuro. Se uno non ha un minimo di esibizionismo non sceglie espressioni e professioni che portano “su un palco”. L’EGO e le sue ipertrofie sono sempre dietro l’angolo. Poi uno deve impegnarsi per gestirlo.Con quali risultati, quello deve essere valutato da esterni. Ditelo voi….

Sfacciatamente Gaberiano direbbero molti… non ne fai un segreto anzi, penso che nel disco ci siano non poche citazioni di stile in tal senso vero?
Ti sei fatto la domanda e ti sei già dato la risposta.Ma non è del tutto voluto. Quando uno frequenta una “scuola”, è prevedibile che il “marchio” in qualche misura emerga,o no?

E poi due brani che escono fuori e fanno canzone d’autore. Perché? Sperando non sia una domanda stupida…
I “perché” sono diversi . “Si bussa…” è una sorta di sperimentazione , un esercizio di stile su testo di un collega che risale ad oltre una ventina di anni fa, ritirato fuori dal cassetto oggi. “Non perdonare” è quello che si dice “brano urgente”, scritto per comunicare ad una persona reale qualcosa che se detto prosaicamente renderebbe l’idea fino ad un certo punto. E’ nato “in corsa” , a lavori già quasi chiusi ed ultimati. E’ l'”ultimo arrivato” in ordine cronologico. L’ ho scritto non per un “Pubblico”, ma per me. E per la persona destinataria, qui rappresentata da una “stella”.

Mi colpisce “il titolista”. Parliamo dei media… parliamo della pandemia? È tutto centrato sul titolo… gli articoli chi li legge più?
Fosse solo arginabile alla pandemia, la questione! Il titolo serve per attirare l’attenzione del lettore ,nella speranza che legga l’articolo. Ma qui mi riferisco soprattutto ai titoli non propriamente “onesti”, a quelli artefatti allo scopo di far “cliccare” sulla notizia e far scoprire al malcapitato lettore che il contenuto dell’articolo non è poi così “sensazionale” come il titolo lascia presagire. Del resto cambiano i mezzi ma non le tendenze….anche in passato la questione era analoga.

Dal vivo il suono si arricchisce di altro? Visto che parliamo di teatro canzone…
Al contrario, il suono diventa essenziale. Voce e chitarra e niente altro (salvo rari casi). Dal vivo in teatro prediligo la dimensione della performance monologica , così ho massima libertà in tutti i sensi (anche quello economico…..). Ho sempre preferito il trio virtuale: io, me e nessuno.