Spread the love

Edith Piaf il passerotto che scuoteva i cuori

di Emanuela Mari

Edith Giovanna Gassion, Edith Piaf per la storia della musica contemporanea. Una voce vibrante e personalissima che sembrava provenire da un altro corpo. Quando cantava, Edith vibrava dalla punta dei piedi a quella dei capelli, con una potenza e un’energia soprannaturali, travolgenti. Si trasformava, prendeva le sembianze di un altro essere, come se non appartenesse più a questa terra.

Chiudevi gli occhi e ti trovavi dove lei era, dove quella voce proveniva, anche se non sapevi come… Li riaprivi e non ti capacitavi che davvero da quella gola, da quel minuscolo corpicino potesse uscire quel fiume di vibrante e straordinaria emozione  che ti scombussolava il cuore.

Edith Piaf, una delle più grandi voci di tutti i tempi. Come fu Maria Callas nell’ambito del melodramma. La divina Maria ma anche la carnale Edith. Due voci che giungevano dal mondo del soprannaturale e ti portavano con sé in un viaggio soprasensibile che conduceva in uno spazio metafisico di pura energia. Nove album e ben 305 canzoni registrate dal 1925 al 1963, Edith Piaf rappresenta un’icona immortale della musica francese.

Il suo look era inconfondibile: un abito nero, spesso di seta e sempre con le maniche lunghe per nascondere le cicatrici dei tanti incidenti d’auto di cui fu vittima. Pochi e semplici gioielli, sopracciglia finissime ed arcuate, secondo la moda di quegli anni, che aumentavano l’espressività del suo volto. Labbra rosse come contrasto alla pelle chiara e all’abito scuro, capelli ricci di media lunghezza. Un’anima senza confini. Un corpo minuto e fragile, troppo fragile, forse non in grado di contenerla.

Ebbe una vita difficile, costellata di abbandoni nell’infanzia, umiliazioni, grandi dispiaceri, malattie, povertà. Destino ineluttabile, sembra, che si ripete per tutti gli ambiti e per tutte le epoche in moltissimi artisti. Nonostante ciò, Edith viene ricordata come un temperamento solare e comunicativo, sensibile, amante della cultura e delle belle frequentazioni, fondamentalmente ottimista.

Un solo grande amore per lei (anche se tante furono le relazioni amorose vissute nel corso della vita) per Marcel Cerdan. Quest’ultimo, considerato il più grande pugile francese, purtroppo perì prematuramente in un tragico incidente aereo nel 1949, lasciandola sola. Devastata dal dolore, Edith iniziò a fare uso di morfina per cercare di sopportare ciò che per lei era insopportabile, compromettendo via via irrimediabilmente la salute dei suoi organi. Morirà, infatti, a soli 47 anni, nel 1963.

Al suo funerale presero parte migliaia di persone, oltre che di Parigi, venute da ogni parte del mondo. Il prefetto della città affermò che non si era mai vista una tale affluenza popolare dalla Liberazione del 1945. Fu sepolta nel cimitero parigino delle celebrità, il Père-Lachaise.

Quando era ancora in vita diceva: «È difficile essere felici, non si è mai felici. Forse dieci minuti di felicità al giorno… Sono felice quando canto, è una valvola di sfogo. A volte ho crisi di lacrime, ma è cantando che mi riprendo. Dovessi smettere credo mi suiciderei. Se il medico mi ordinasse di smettere di cantare gli disobbedirei.

Non faccio altro nella vita: disobbedire. A tutti.»

Ma l’usignolo, ora, non canta più…