Mostra inferno Dante - 7N
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Inaugurata la mostra “Inferno” di Dante, alle Scuderie del Quirinale, per celebrare i 700 anni dalla morte del Divino Poeta.

di Riccardo Bramante

Nel quadro delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Divino Poeta, si è aperta al pubblico, il 15 ottobre alle Scuderie del Quirinale, la mostra Inferno”. Per la prima volta, si approfondisce così la mappa simbolica e mentale della prima cantica della “Divina Commedia” raccontandone l’iconografia attraverso i secoli.

Mostra “Infermo” di Dante al Quirinale

Sono 232 le opere d’arte varia concesse in prestito da 87 tra musei, raccolte pubbliche e collezioni private italiane e internazionali, attraverso cui si ricostruisce la complessità concettuale dell’Inferno dantesco. Si passa dal peccato e la dannazione fino a giungere alla speranza della luce finale.

Se l’inizio della mostra è infatti rappresentato dalla gigantesca tela degli “Angeli ribelli caduti” di Andrea Commodi, il gran finale , che riecheggia la cantica “…e quindi uscimmo a riveder le stelle”, è raffigurato nei cieli stellati dei pittori tedeschi Gerhard Richter e Anselm Kiefer. Si ripercorre così tutta la parabola storica che parte dalla Mesopotamia e, attraverso le Cattedrali del Medioevo, i fasti del barocco, il romanticismo e il simbolismo moderno, arriva fino alle tragedie del ‘900.

Angeli ribelli caduti di Andrea Commodi

Nell’insieme – come spiega Mario De Simoni Presidente delle Scuderie del Quirinale, “c’è il senso della persistenza del male attraverso i secoli. La mostra, allo stesso tempo, non ha paura di interrogare l’angoscia della modernità” passando anche all’analisi del male in questa nostra epoca di conflitti e contrasti.

La mostra ripercorre la parabola storica che parte dalla Mesopotamia e, attraverso le Cattedrali del Medioevo, i fasti del barocco, il romanticismo.

Il percorso espositivo si apre entrando nella “selva oscura” attraverso la gigantesca riproduzione in gesso della “Porta dell’Inferno” di Auguste Rodin per trovarsi, poi, tra opere e miniature medioevali che descrivono le torture e le sofferenze dei dannati. Si incontra così il dipinto settecentesco di Thomas Lawrence “Satana che scuote le sue legioni” fino alla “Voragine infernale” di Sandro Botticelli in cui è rappresentata la città sotterranea costruita da Dante “secondo un preciso piano regolatore che ha stimolato (e ancor oggi stimola) fior di architetti e scienziati”, come puntualizza Laura Bossi curatrice della mostra insieme al marito, il noto critico d’arte francese Jean Clair.

Emergono poi i personaggi emblematici dell’Inferno di Dante, da Caronte a Paolo e Francesca al conte Ugolino, raffigurati nelle stampe di artisti famosi come Gustave Doreè, Victor Prouvè, Miquel Barcelò ma anche con richiami alla cultura popolare che si esprime, tra il burlesco e la paura, nelle storie del Teatro dei Pupi del Museo di Palermo.

E non mancano le diverse raffigurazioni del diavolo, sia esso Mefistofele o Lucifero, rappresentato dalle inquietanti e ipnotiche visioni di Franz von Stuck con il suo “Lucifero” o “Il peccato”, la prima proveniente dalla National Gallery di Sofia e l’altra dalla Galleria Nazionale di Palermo, fino a giungere all’inferno in terra tra città oscure e prigioni sbarrate del Piranesi e i disastri della guerra di Francisco Goya e di Otto Dix.

Ma, oltrepassato il culmine del male, la mostra trova la sua conclusione con l’idea di salvezza sintetizzata nel “Giudizio Universale” del Beato Angelico.

Giudizio Universale” del Beato Angelico.

Ad accompagnare la mostra ci sarà anche una serie di incontri con studiosi danteschi per approfondire temi ed argomenti; saranno i cosiddetti “Internauti”, nome trovato per sottolineare il carattere errante e la qualità di viaggio tra le suggestioni e gli spunti che la mostra offre.

L’evento rimarrà aperto al pubblico (su prenotazione) fino al 9 gennaio 2022.

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